Charles Baudelaire
In questo poema Baudelaire evoca lo spleen nella sua forma acuta e nettamente patologica. Non si tratta di quello stato di noia in cui l’anima sprofonda interminabilmente: lo spleen riveste qui un carattere più drammatico. Di strofa in strofa, in un’atmosfera di disagio crescente, si assiste alla scalata verso la crisi nervosa che esplode, violenta e disordinata, per concludersi con un brusco arresto. La crisi, tuttavia, non è una liberazione perché ormai l’Angoscia regna sull’anima vinta che ha rinunciato alle proprie aspirazioni verso l’Ideale. Si scopre, in poche strofe, fino a che punto l’espressione poetica viene arricchita dal gioco delle corrispondenze. Come si potrebbe, se non attraverso la suggestione, rendere l’idea di questi stati morbosi in cui l’uomo sente passare sopra di sé, secondo le parole stesse di Baudelaire, “il vento dell’ala dell’imbecillità”?
Spleen, Charles Baudelaire (1869)
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits ;
Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris ;
Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D’une vaste prison imite les barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrement.
– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme ; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
Quando, come un coperchio, il cielo pesa greve
Sull’anima gemente in preda a lunghi affanni,
E in un unico cerchio stringendo l’orizzonte
Riversa un giorno nero più triste delle notti;
Quando la terra cambia in un’umida cella,
Entro cui la Speranza va, come un pipistrello,
Sbattendo la sua timida ala contro i muri
E picchiando la testa sul fradicio soffitto;
Quando la pioggia stende le sue immense strisce
Imitando le sbarre di una vasta prigione,
E, muto e ripugnante, un popolo di ragni
Tende le proprie reti dentro i nostri cervelli;
Delle campane a un tratto esplodono con furia
Lanciando verso il cielo un urlo spaventoso,
Che fa pensare a spiriti erranti e senza patria
Che si mettano a gemere in maniera ostinata.
– E lunghi funerali, senza tamburi o musica,
Sfilano lentamente nel cuore; la Speranza,
Vinta, piange, e l’Angoscia, dispotica ed atroce,
Infilza sul mio cranio la sua bandiera nera.
Foto di copertina: Foto di Steven Erixon su Unsplash
Fonte: Lagarde & Michard, XIXe siècle, p. 444
Traduzione Lagarde & Michard: Nadia Zamboni Battiston

